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Eruzione Vesuvio 1944

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Eruzione Vesuvio 1944

Napoli e dintorni
L’eruzione del Vesuvio del 1944 non è stata un’eruzione violentissima, come quella del 79 d.C. che ha distrutto Ercolano e Pompei. Fortunatamente l’eruzione del Vesuvio del 1944 è stata sub pliniana, cioè di moderata energia, e la lava ha raggiunto solo due paesini: Massa e San Sebastiano. Purtroppo si registrarono 26 vittime. Un numero bassissimo se si considera la pericolosità del Vesuvio (il Vesuvio è noto per essere il vulcano più pericoloso del mondo).

L’eruzione avvenne nel Marzo-Aprile dell’anno 1944. Agli stenti e alla disperazione dovuti alla Seconda Guerra Mondiale si aggiunse il vulcano, che mise a durissima prova queste zone. A testimonianza dell’eruzione del Vesuvio del 1944, ultima eruzione del vulcano, abbiamo dei video di archivio di cineoperatori americani. Questi ultimi vennero inviati in Italia per riprendere la guerra e l’esercito alleato che all’epoca occupava la città di Napoli e immortalarono anche questa eruzione.

Dopo varie avvisaglie il Vesuvio iniziò ad eruttare nel pomeriggio del 18 marzo del 1944. La sua attività fu caratterizzata da forti colate laviche e si innalzarono dal cratere incandescenti fontane di lava, fino ad un’altezza di 800 metri. L’eruzione del Vesuvio del 1944 causò 26 vittime, a causa dei crolli dei tetti delle abitazioni; crolli provocati dal peso delle ceneri roventi. I paesi più danneggiati dai depositi piroclastici da caduta furono i comuni di Terzigno, San Sebastiano, Pompei, Scafati, Angri, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Poggiomarino e Cava. Napoli non fu toccata dalla nube provocata dall’eruzione del vulcano, protetta dalla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli.

Durante la prima fase della eruzione del Vesuvio del 1944 la polvere ricadde copiosa sul suolo. Furono inviate delle squadre di soldati alleati per sgomberare le strade. Si temeva per le installazioni militari e il lavoro di pulizia delle strade consentì nuovamente la circolazione.

 

Il paese più colpito dall’eruzione del Vesuvio del 1944 fu il paese di San Sebastiano.

Per scongiurare una catastrofe ci si affidò anche alla fede, ma non servì a nulla perché la colata di lava non cessò il suo percorso e distrusse il paese. Il maggiore americano Lewis, che si trovava sul posto durante l’eruzione, raccontò di quanto fu sorpreso nel vedere tutto il paese in processione religiosa. Raccontò di come gli abitanti del luogo, mossi da fede, andavano incontro alla lava cantando il “Te Deum”, portando davanti alla processione il Santo protettore del paese, San Sebastiano.

Addirittura fu fatta arrivare da Napoli la statua di San Gennaro, in gran segreto perché scaramanticamente si voleva evitare che i fedeli di San Sebastiano, protettore del paese, potessero risentirsi. Difatti la processione registrò soltanto la presenza della statua di San Sebastiano.

 

Alla fine dell’eruzione del 1944 il Vesuvio è entrato in una fase di inattività che dura ancora oggi.