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Eruzione Vesuvio 79 d.C.

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Eruzione Vesuvio 79 d.C.

Napoli e dintorni
Il Vesuvio viene ricordato per l’eruzione del 79 d.C., una eruzione devastante che ha portato alla scomparsa di Ercolano e Pompei.

Due lettere di Plinio il giovane, che si trovava a Miseno durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C, sono l’unica testimonianza scritta di cosa realmente avvenne in quei giorni tremendi.

Lo zio Plinio il vecchio, comandante della flotta romana a Pozzuoli, invece, arrivò in soccorso dei pompeiani ed ercolanesi, e rimase anche lui vittima della forza dell’eruzione.

Nelle lettere si racconta che i giorni prima dell’eruzione si erano avvertite scosse di terremoto a cui nessuno aveva fatto caso perché in quella zona erano parecchio frequenti. La notte prima della tragedia, però, si avvertì una fortissima scossa che creò parecchi danni agli edifici. La spiaggia si era ritirata e molti animali marini giacevano sulle sabbie rimaste in secco. Alle prime luci del giorno fu visibile una nube nera con del fuoco. Più tardi la nube si abbassò e nascose Capri e il promontorio di Miseno. Cadeva già della cenere e divenne improvvisamente notte. Apparve un leggero chiarore ma non si trattava della luce del giorno ma della luce del fuoco.

Il contenuto delle lettere, molto minuzioso, ha aiutato i vulcanologi a ricostruire l’accaduto durante la tremenda eruzione del Vesuvio del 79 d.C

Il 24 agosto 79 d.C., il Vesuvio iniziò ad eruttare violentemente. Una colonna di rocce, fumo e gas si innalzò nel cielo. La colonna superò i 3 km di altezza e quando collassò al suolo causò una densa e pesante pioggia di detriti sull’area circostante. Due città romane, Pompei ed Ercolano, vennero distrutte e seppellite.

Quando si verificò l’eruzione del ’79 d.C. la gente non sapeva che il Vesuvio fosse un vulcano. In realtà i romani non sapevano nemmeno che cosa fosse un vulcano e non avevano neanche una parola del vocabolario per definirlo.

Prima dell’eruzione del 79 d.C i romani credevano che il Vesuvio fosse semplicemente una montagna con un terreno molto fertile. I piccoli terremoti, che frequentemente si avvertivano, non venivano considerati una manifestazione dell’attività del vulcano, bensì interpretati come segni divini, inviati dagli Dei, per riportarli sulla retta via. Nessuno sapeva che il terremoto fosse parte di un lungo processo legato alla eruzione del Vesuvio.

I primi istanti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C portarono il caos. La gente provò a salvarsi ma fu tutto inutile. Alcuni cercarono di mettersi in salvo allontanandosi il più possibile dalla zona. La cenere era dappertutto però e la maggior parte della popolazione si rifugiò nelle proprie case, sperando che fossero un luogo sicuro. L’eruzione fu rapidissima e col passare dei minuti la cenere e le rocce si accumularono ovunque. I tetti delle case, e poi le strutture, iniziarono a crollare. All’esterno, chi cercò di allontanarsi e mettersi in salvo, andò incontro ad una fine ancora più terribile.

Il giorno dopo, il 25 agosto del 79 d.C., la colonna di cenere che si innalzava dal cratere da 12 ore divenne troppo pesante per rimanere in aria e collassò al suolo. Dopo 12 ore dall’inizio dell’eruzione del Vesuvio si formò una valanga di gas incandescente, roccia e ceneri, detta flusso piroclastico. Un’onda incandescente, che viaggiò a centinaia di chilometri l’ora, distrusse tutto quello che incontrò sul suo cammino. A Pompei, probabilmente, molte vittime soffocarono per alcuni minuti, prima di essere uccise dal flusso. Ad Ercolano, invece, gli abitanti ebbero un destino peggiore. Nonostante Ercolano si trovasse a 12 km di distanza dal Vesuvio i flussi piroclastici distrussero la città in maniera violentissima. L’onda incandescente travolse Ercolano a temperature ancora più elevate di quanto accadde a Pompei. Il mostruoso flusso piroclastico uccise ogni essere vivente, compresi i batteri e i virus. Le persone morirono istantaneamente. Tutti i liquidi corporei si vaporizzarono all’istante e uscirono all’esterno. Il sangue bollì nel cervello con una tale forza da fare esplodere il cranio. Il vapore poi raffreddò le ceneri e l’area circostante e ricadde sulle ossa bloccandole nella posizione che avevano assunto prima di morire.

Ercolano è conservata meglio di Pompei proprio a causa della differenza di temperatura del flusso piroclastico che ha investito le due città.

Uno dei paradossi dell’onda incandescente dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è quello che si sono preservati meglio i luoghi in cui è arrivato a temperature più elevate. Ercolano, per questo motivo, è da ritenersi una città ibernata nel tempo.