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Pulcinella

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Pulcinella

Napoli e dintorni
Pulcinella, o pulecenella o pulicinella, è una nota maschera della tradizione napoletana, ed è un simbolo che rappresenta lo spirito tipico del napoletano: semplice, autentico, arguto, spontaneo, combattente, allegro, generoso, nonostante tutte le avversità della vita quotidiana.

Pulcinella riassume i vizi e le virtù dei napoletani. Un popolo aperto, gioviale, ironico, comunicativo, amante del gioco e votato alla scaramanzia (un oggetto inseparabile è, in questo senso, il corno rosso). Uno dei migliori interpreti di Pulcinella, De Filippo, diceva: “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non crederci porta male!”.

 

Pulcinella vive alla giornata, sfruttando la sua astuzia, ed è sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti.

È un burlone e un mattacchione, gesticola in modo eccessivo e quando deve mostrare la sua gioia lo fa in maniera plateale, cominciando a saltellare, danzare, cantare, gridare e fare smorfie.

Pulcinella è totalmente inaffidabile; non riesce a tenersi un segreto e a star zitto quando dovrebbe.

Inoltre Pulcinella è un credulone e un litigioso, è goffo nel camminare ed è un “mangia maccheroni”. Pulcinella è perennemente affamato e sempre alla ricerca di cibo da ingurgitare. Va tutto il giorno a zonzo, per i vicoli di Napoli, e si adegua a qualsiasi situazione, diventando, all’occorrenza, servo, domestico, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo, povero affamato o ricco prepotente. È anche un abile impostore e un grandissimo ciarlatano, come quando fra i vicoli di Napoli, sale su uno sgabello di legno e richiama la gente, con la voce e con larghi gesti delle braccia, cercando di smerciare i suoi intrugli “miracolosi”.

Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non crederci porta male!
De Filippo

Maschera di Pulcinella

Pulcinella è una delle maschere più famose e gradevoli della commedia dell’arte ed è il simbolo di Napoli e del suo popolo.

La maschera di Pulcinella venne inventata dall’attore Silvio Fiorillo nel Cinquecento a Napoli, traendo ispirazione da una serie di figure popolari. La maschera venne poi vestita, così come la conosciamo oggi, da Antonio Petito nell’Ottocento.

Metaforicamente la maschera di Pulcinella rispecchia la voglia di rivincita della plebe napoletana che, stanca di ricevere umiliazioni, si ribella ai potenti.

Con la sua ironia e con la sua forza Pulcinella si burla del potere, sottolineando la sua volontà di vivere e superare gli ostacoli.

 

La maschera di Pulcinella ha avuto diffusione anche in Europa. Essa ha assorbito le caratteristiche nazionali, diventando un personaggio diverso in ogni paese. In Inghilterra diventa Punch, un donnaiolo e corsaro, in Germania Hanswurst, cioè Giovanni Salsiccia, in Spagna Don Christoval Polichinela e in Francia Polichinelle.

Sono molti gli attori che hanno vestito i panni di Pulcinella. Il più celebre di tutti fu Antonio Petito, che morì in scena nel 1876, mentre interpretava il personaggio.

Il primo vero Pulcinella della storia è stato interpretato da Andrea Calcese, che indossò la maschera per la prima volta nel 1618.

La maschera di Pulcinella è stata indossata anche da Eduardo De Filippo, Enzo Cannavale, Massimo Ranieri e Massimo Troisi.

Maschere di carnevale italiane

La maschera napoletana di Pulcinella sopravvive nel Carnevale e nelle feste popolari ed è diventata protagonista nel teatro dei burattini, di cui è ormai il simbolo.

Vestito di Pulcinella

Il vestito di Pulcinella, quello moderno che oggi conosciamo, fu inventato nell’Ottocento da Antonio Petito.

Pulcinella indossa un costume bianco, composto da un cappello bianco, arrotondato o a punta, un camicione bianco e larghi pantaloni da servo bianchi, sorretti in vita da un cinturone nero. Il volto è coperto da una mezza maschera scura, che lascia scoperta sola la bocca. Ha un naso ricurvo, le rughe sulla fronte, un’espressione inquietante, il ventre sporgente e le scarpe nere. Inoltre ha una voce stridula e acuta, una camminata goffa e un gesticolare eccessivo.

Storia di Pulcinella

Con la nascita della Commedia dell’Arte, Silvio Fiorillo inventò Pulcinella, una maschera nata a Napoli durante la seconda metà del Cinquecento. Sicuramente la storia di Pulcinella ha origini molto lontane. Probabilmente la maschera risale all’epoca latina; ci sono, infatti, analogie con la maschera di Macco o quella di Dosseno, personaggi delle fabulae atellanae.

 

Probabilmente i napoletani, che chiamano la maschera “Pulicinella”, si ispirano alla parola volgare latina “pullicinellus”, che si rifà a un personaggio proposto da Orazio nella sua opera le Satire.

 

Dai suoi antenati latini, la maschera napoletana di Pulcinella, eredita l’atteggiamento goffo, popolano e grossolano, il naso ricurvo e la gobba. Il nome di Pulcinella trae probabilmente origine da un teatrante seicentesco di Acerra, “Puccio d’Aniello”, che faceva parte di una compagnia teatrale di girovaghi.

Filastrocca di Pulcinella

Gianni Rodari dedica questa filastrocca a Pulcinella, la maschera napoletana conosciuta in tutto il mondo.

 

Signore e signori, fatevi avanti. Più gente entra, più siete in tanti! Correte a vedere la grande attrazione… Il mio nome è Pulcinella ed ho inventato la moz – za – rel – la! Per consolare i poveretti ho inventato gli spaghetti. Per rallegrare a tutti la vita creai la pizza Margherita! Olio, farina, pomodoro nulla vale questo tesoro. Ad ascoltarlo corre la gente, si diverte… e non compra niente!”.

 

Un’altra filastrocca tradizionale su Pulcinella è:

“Pulcinella aveva un gallo, tutto il giorno vi andava a cavallo, con la briglia e con la sella. Viva il galletto di Pulcinella! Pulcinella aveva un gatto, tutto il giorno saltava da matto, suonando una campanella. Viva il gattino di Pulcinella!”

Museo di Pulcinella

Il Museo di Pulcinella si trova ad Acerra, sua città natale.

Un consiglio: non bisogna mai comprare il suo famoso tamburello, il putipù. Esso deve essere ricevuto in dono. Stessa cosa per il corno, che allontana il malocchio dalle proprie case.

Il segreto di Pulcinella

Pulcinella è presente nella lingua italiana ed è entrato nel parlare quotidiano. L’espressione “il segreto di Pulcinella” indica un segreto che è stato già spifferato a tutti.

L’espressione “fare il Pulcinella” indica, invece, il comportamento di chi cambia continuamente idea.