Switch Language

Vesuvio

Filtra

Vesuvio

Napoli e dintorni
Il Vesuvio è senza dubbio uno dei più famosi vulcani della terra. È il simbolo per eccellenza della città e i napoletani lo chiamano “’a muntagna”.

Il Vesuvio domina, con i suoi 1281 metri, il golfo di Napoli e costituisce un colpo d’occhio di rara bellezza nel panorama del golfo.

Il clima mite e la sua vicinanza alla città di Napoli lo hanno fatto diventare ben presto uno dei vulcani più noti al mondo. Sono circa 400 mila gli escursionisti che ogni anno lo visitano, di cui circa il 70% stranieri.

La fama del Vesuvio deriva innanzitutto dalla sua eruzione del 79 d.C. con la quale entrarono nella storia le città romane di Pompei ed Ercolano, distrutte e contemporaneamente rese immortali da lava, cenere e lapilli.

Perché il Vesuvio è il vulcano più pericoloso del mondo?

Il Vesuvio è uno dei più importanti vulcani dell’Europa Continentale.

La sua pericolosità viene misurata non solo in base ai fenomeni che il vulcano può produrre, ma anche in base all’esposizione, cioè a quante persone di fatto si trovano nell’area interessata dal fenomeno.

Considerando la numerosità della popolazione che vive nell’area circostante (tre milioni) il Vesuvio è il vulcano più pericoloso al mondo, anche se non è quello più esplosivo in assoluto. Per questo motivo, considerando l’altissimo numero di vittime che potrebbe causare, il Vesuvio è costantemente monitorato, attraverso un centinaio di stazioni pronte a captare i segni premonitori di una prossima eruzione.

Non esiste un indicatore che può fornire informazioni certe su cosa stia accadendo all’interno di un vulcano. Per questo motivo gli studiosi devono individuare segnali anticipatori, al fine di allertare le misure di sicurezza necessarie a proteggere la zona.

Le 100 stazioni di monitoraggio, collocate sul Vesuvio e nella regione circostante, trasmettono dati in tempo reale all’Osservatorio Vesuviano, la cui nuova sede si trova in via Diocleziano a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta, a circa 15 chilometri di distanza. Le stazioni di rilevamento sono dotate di una fotocamera ad infrarossi, che fornisce informazioni sulle temperature interne al cratere, e più in alto da sensori che raccolgono i gas.

Man mano che i risultati arrivano, gli studiosi cercano segnali premonitori, come il cambiamento di composizione gassosa o di temperatura. Un altro segnale che anticipa un’attività imminente è relativo ai forti e frequenti sciami sismici, che potrebbero indicare uno spostamento del magma verso l’alto. Nell’Osservatorio Vesuviano ci sono una serie di sismografi, collegati alla rete di monitoraggio installata sul Vesuvio, che segnalano il movimento del terreno. I dati più recenti indicano che il vulcano è più vivo che mai, tanto è vero che ogni anno si registrano più di 200 piccoli terremoti, di portata così minima da non essere avvertiti dalla popolazione.

Alcuni movimenti potrebbero segnalare un’eruzione imminente, ma altri potrebbero essere solo normali assestamenti del terreno. L’attività sismica può essere un indicatore della risalita del magma. Quando il magma sale verso la superficie, si creano numerose fratture e, di conseguenza, si generano terremoti. Questo fenomeno può avvenire anche senza la fuoriuscita della lava, perché il magma può anche fermarsi bloccando il processo eruttivo.

Come nasce il Vesuvio?

Il Vesuvio è un vulcano così detto a “recinto”, cioè un vulcano all’interno di un altro vulcano (si pensi ad una matrioska per avere un’idea più chiara). Nella parte esterna troviamo il Monte Somma, quello che resta del vulcano originario, cioè quello che distrusse nel 79 d.C. Pompei ed Ercolano.

Il Monte Somma fu colpito da diverse eruzioni esplosive nei secoli e si formò un’enorme caldera, chiamata caldera Somma. Il Vesuvio è il cono nato all’interno dopo l’eruzione del 79 d.C.. Osservando il vulcano dall’alto vedremo che all’interno della caldera del monte Somma c’è un cono (Vesuvio). Sono due strutture morfologicamente distinte ma connesse e hanno in comune la stessa camera magmatica. La camera magmatica oggi si dovrebbe trovare a circa 8 Km di profondità e pare che abbia una estensione di circa 400 Km2. È proprio tutta questa lava che preoccupa esperti e vulcanologi, perché probabilmente presente nella stessa quantità registrata prima dell’eruzione del 79 d.C.; gli studiosi sono quindi sicuri che la prossima eruzione sarà violenta (pliniana).

Dove si trova il Vesuvio?

Il Vesuvio si trova nella zona sud orientale della città di Napoli e dista 18 km dall’aeroporto di Napoli Capidichino.

La strada più agevole per raggiungere la cima del vulcano inizia nei pressi del casello autostradale di Ercolano, sulla A3. La strada, lunga 12 Km, si inerpica tra frutteti e vigneti che producono il rinomato vino “Lacryma Christi”. Man mano che si sale si possono ammirare magnifici panorami sul Golfo di Napoli e sulla Penisola sorrentina. Sulla strada sono state disposte dieci sculture in pietra lavica realizzate da artisti internazionali nell’ambito dell’esposizione permanente Creator Vesevo, tra cui spicca “Gli occhi del Vesuvio“, opera del maestro napoletano Lello Esposito.

Al Km 6.5 si trova il vecchio Osservatorio Vesuviano (m 609), realizzato nel 1845 per volere di Ferdinando II di Borbone, dal cui piazzale si ha un’ampia veduta sulla fitta conurbazione sottostante e sull’incombente fianco del vulcano. Ripresa la strada, che sale attraverso la lava delle ultime eruzioni, si giunge a un bivio: svoltando a sinistra si raggiunge, a 12 Km, la quota 1017 (vasta spianata con superbo panorama), da cui si può salire a piedi (in 20 minuti) sino al cratere, profondo circa 200 metri e con un diametro massimo di 600.

Panorama: l’immenso panorama spazia su tutta la costa e lascia a bocca aperta per la sua incommensurabile bellezza. Nelle giornate con buona visibilità si possono ammirare il Golfo di Napoli, Capri e Procida.

Visita al Vesuvio

Oggi il Vesuvio, o meglio il Somma-Vesuvio, appare come un monte gemino, che conferisce al paesaggio del golfo partenopeo un aspetto inconfondibile.

L’insellatura fra le due cime si trova a circa 700m; il cono a sinistra è il Monte Somma (m 1132), quello a destra è il cono Vesuviano o Vesuvio (m 1281) propriamente detto.
Si tratta dell’unico vulcano ancora attivo nell’Europa Continentale ed uno dei più interessanti e più studiati, anche per la facilità di accesso e per la vicinanza al centro studi di Napoli.

Le fumarole costituiscono l’unica traccia dell’attuale attività vulcanica, ma i pericoli derivanti da una nuova eruzione sono aggravati dall’alta concentrazione di abitanti sulle pendici.

Nel 1972 è stata definita la riserva naturale Tirone-Alto Vesuvio (1005 ettari), in un ambiente severo tra rocce vulcaniche e colate di lava, e nel 1995 è stato istituito il Parco Nazionale del Vesuvio (8500 ettari percorsi da sentieri e itinerari tracciati), il cui territorio, insieme alla fascia costiera circostante, è dal 1997 tutelato anche come Riserva della Biosfera Mab-Unesco.